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di Silvana Citterio

2 luglio 2026

Questo  contributo non dà conto di una ricerca critico-estetica sul dipinto Episodio delle Cinque Giornate in piazza Sant’Alessandro, né tanto meno esamina l’intera produzione dell’autore, Carlo Stragliati. A partire dal soggetto e dal titolo dell’opera, che Alessandra Pagano [1] sceglie tra gli otto capolavori emblematici per rappresentare il Risorgimento, si è provato a ricostruirne la storia, lasciando sullo sfondo la Milano di fine Ottocento.

Nella città, sia l’Accademia di Brera, un’istituzione fondata nel 1776 da Maria Teresa d’Austria, sia associazioni “di arti e mestieri”, quali la Società degli Artisti e Patriottica, svolgevano un importante ruolo di promozione culturale e sociale. Entrambe furono punto di riferimento per la formazione e l’attività professionale di Carlo Stragliati. Per la biografia personale e artistica del pittore ho consultato:

 – l’Archivio Storico dell’Accademia di Brera con la documentazione relativa al bando di concorso per la Pensione Oggioni, di cui Stragliati fu proclamato vincitore nel 1894;

– il Fondo Aloi – conservato presso la Biblioteca Sormani di Milano – con la scarna busta intitolata al pittore;

– la Biblioteca Nazionale Braidense con volumi e documenti relativi alla Società degli Artisti e Patriottica e alle Esposizioni Riunite di Milano del 1894.

Inoltre, è stata fondamentale la testimonianza della nipote Anna Stragliati che ha voluto contattarmi, dopo aver letto sul web l’articolo Donne protagoniste in un dipinto di fine Ottocento. Come prima cosa, la testimonianza di Anna ci ha regalato un racconto con informazioni essenziali per ricostruire la storia del quadro. In secondo luogo, Anna ha sostenuto la ricerca, mettendo a disposizione una documentazione inedita in suo possesso, in particolare il quaderno in cui la moglie, Adele Suardi, registrava ordinatamente, dalla data del matrimonio, le opere eseguite dall’artista. Da quello che a entrambe piace definire il “Quaderno di Adele” è stato possibile ricavare nuove conoscenze sulla vita dell’autore e qualche risposta sulla vicenda del dipinto

Un particolare del quadro di Carlo Stragliati, conservato al Museo del Risorgimento di Milano e noto come Episodio delle Cinque Giornate in piazza Sant’Alessandro fa da home-page al testo digitale Fare l’Italia, fare gli italiani: il processo di unificazione nazionale.
Un sito voluto da socie e amiche di IRIS per raccontare un Risorgimento, fatto di persone e non solo di eventi, nel quale non fosse misconosciuto il ruolo delle donne. Nel dipintodue giovani donne felici si affacciano su una folla festante per sventolare il tricolore, mentre, accanto alla finestra, una vecchia sorride.
Il pittore mette al centro figure femminili, in un simbolico passaggio di testimone fra generazioni, mutuato dal tricolore. In basso a sinistra, abbandonati a terra, gomitolo, forbici, aghi, con cui le tre donne hanno appena terminato di confezionare la bandiera.
Nella rappresentazione di un ambiente domestico e, sullo sfondo, della città in festa, nel gioco tra interno ed esterno, tra la dimensione privata e quella pubblica, il pittore pare identificare la libertà politica con la libertà personale, come se la liberazione della città dagli Austriaci fosse un’acquisizione di diritti per tutti: maschi e femmine, aristocratici e popolani, giovani e anziani.
Titolo e soggetto del quadro ci indirizzano all’insurrezione popolare che dal 18 al 22 marzo 1848 liberò la città dall’occupazione austriaca. Le donne si limitarono ad assistere o entrarono in campo da protagoniste, come pare suggerire, circa cinquant’anni dopo, Carlo Stragliati con il suo dipinto? Sicuramente le donne milanesi ebbero un ruolo nel marzo 1848 come gruppo e individualmente. Basti ricordare le donne del Verziere che il 18 marzo assaltano la pretura per liberare i detenuti politici e, tra le combattenti sulle barricate, Luisa Battistotti Sassi e la giovanissima Giuseppina Lazzeroni. Furono però le memorie scritte di protagonisti delle Cinque Giornate, come Carlo Cattaneo[2], e il racconto visuale di pittori-testimoni, quali i fratelli Domenico e Gerolamo Induno[3], a costruire l’immagine di quella insurrezione.

In particolare, fu Giuseppe Grandi a onorare l’intera città con una grande scultura allegorica, in cui cinque figure femminili intorno a un obelisco simboleggiano le giornate di quella rivolta vittoriosa, un’opera unica nel suo genere, che celebrava al femminile plurale l’insurrezione del marzo 1848 e ne sanciva il mito.
Sull’obelisco, nell’elenco dei 392 caduti, si leggono i nomi di trentanove donne.
Il monumento venne inaugurato solennemente il 18 marzo 1895.
Lo sfortunato scultore non poté goderne il trionfo: Grandi, dopo aver completato il più che decennale lavoro, moriva il 30 novembre 1894.

Nel gruppo rappresentato alla base dell’obelisco sono raffigurati anche un’aquila reale e un leone, che simboleggiano l’idea di libertà, ispiratrice dei moti, e la forza, a difesa della barricate.
Sotto la base del complesso statuario è situata una cripta che conserva le spoglie dei caduti.

Carlo Stragliati vive e lavora nella Milano di fine Ottocento. La città vede nascere nel 1891 la Camera del Lavoro, nel 1896 l’Avanti, il giornale del Partito Socialista, nel 1899 l’Unione Femminile Nazionale. Vi abitano e la animano donne quali Rosa Genoni, inventrice della moda italiana, Anna Kuliscioff, la “dottora dei poveri” ed Ersilia Bronzini Majno, fondatrice dell’Unione Femminile.
Dal 5 maggio al 6 ottobre 1894, Milano ospita una grande fiera internazionale, le “Esposizioni Riunite”.
I padiglioni, nell’area tra il Castello e Parco Sempione, accolgono undici mostre di vari ambiti e settori produttivi, suscitando l’interesse degli addetti ai lavori e la curiosità e il divertimento di migliaia di visitatori. Ricordiamo le esposizioni di arti grafiche, arte teatrale, fotografia, geografia, etnografia, filatelia, sport, vini e olii, pubblicità ed una speciale mostra internazionale operaia.

Nella fiera, inoltre, è inglobata la Seconda Esposizione Triennale di Belle Arti, con mostre e concorsi di pittura e scultura promossi dall’Accademia di Brera.
Presidente del Comitato organizzatore è il Principe Gian Giacomo Trivulzio.

È responsabile, insieme al Presidente della Camera di Commercio, Ugo Pisa, e al Sindaco della città, Giuseppe Vigoni, dell’intera manifestazione. I tre sono riconoscibili nel frontespizio del volume Milano 1894 Le Esposizioni Riunite, riprodotto qui accanto. [4] 
Nel catalogo ufficiale è registrata, al n. 988 con il titolo “23 marzo 1848”, un’opera di Carlo Stragliati. Allo stesso n. 988, ma con il generico titolo “Dimostrazione patriottica” l’opera è registrata in una Guida per i visitatori. [5] 

Non risulta fra le vendute e neppure tra le premiate. Il quadro ha soggetto e dimensioni analoghe al dipinto Episodio delle Cinque Giornate in piazza Sant’Alessandro, oggi conservato al Museo del Risorgimento di Milano.Sarà lo stesso quadro? E se sì, perché un titolo differente e con una collocazione tanto precisa, piazza Sant’Alessandro, quanto non riconoscibile? Sullo sfondo del quadro si individua solo un “paesaggio urbano” costituito da case popolari; non si distinguono la chiesa barocca dedicata al santo e neppure palazzo Trivulzio, che le sta di fronte. Forse Stragliati la rititola “Episodio delle Cinque Giornate in piazza Sant’Alessandro”, come implicito omaggio al principe Gian Giacomo Trivulzio, presidente del Comitato esecutivo delle Esposizioni Riunite del 1894, dal 1896 Senatore del Regno, e, magari, committente dell’opera? Poi, del quadro sembrano perdersi le tracce, finché nel 1984 il Museo del Risorgimento di Milano lo acquisisce dall’antiquario Subert con la nuova intitolazione.
Nel registro di carico del Museo è segnato in ingresso il 12 aprile 1984: la data di produzione indicata è il 1898, il titolo trascritto è: “Episodio delle Cinque Giornate”. Il costo dell’opera vi è registrato in lire con un difficilmente decifrabile “13.5000” (SIC!).
Con un supplemento di indagine, presso la Cittadella degli Archivi, in data 22 maggio 2025, si è potuto appurare che il dipinto venne acquistato dall’antiquario Subert per £.13.500.000 (tredici milioni e cinquecentomila lire)[6]. Nessuna nuova informazione, invece, sul titolo del dipinto. Nel registro, la data di produzione, indicata nel 1898, mi aveva fatto pensare a una seconda copia dell’opera o una sua nuova intitolazione per il Cinquantesimo delle Cinque Giornate. Ma questa ipotesi sembra non trovare conferma.
Nel complesso, la trascrizione nel registro di carico risulta poco accurata e non in grado di offrirci dati certi.
Un elemento nuovo sulla vicenda del dipinto ci viene, invece, dalla testimonianza di Anna Stragliati, la nipote del nostro pittore.

“[…] Siamo nel 1963: con la mamma mi trovo in un raffinato negozio di biancheria per la casa, a Lecco, dove abitiamo; i copriletti semplici e ricercati ci piacciono, il colore, tortora con sottili righe bianche, si può ordinare.
“Signora…?” “Stragliati” risponde la mamma
“…sa che è il cognome di un grande pittore!”
“…mio suocero”
E la signora comincia il suo racconto:
“ero la figlia del maggiordomo dei conti Borgomanero, nel loro palazzo di Milano, da bambina, lo vedevo arrivare la sera, il pittore, un bellissimo signore, giocavano a carte e se al tavolo da gioco rimaneva un posto vuoto, mio padre cambiava la giacca e sedeva a giocare con loro; sulla parete di fondo del salone stava il grande quadro con la ragazza che, sporgendosi dalla finestra sulla piazza, sventolava il tricolore…” e mima esattamente la figura del dipinto. Così, in un flash, il mio primo incontro col dipinto del nonno Carlo Stragliati “Le Cinque Giornate di Milano”, da me scoperto molti anni dopo al Museo del Risorgimento di Milano
.”[7]

Che cosa ci dice il racconto di Anna, oltre allo stupore di una ragazzina che scopre il nonno pittore e il grande apprezzamento per lui e il suo dipinto? Dal racconto risulta che Carlo Stragliati frequentava i conti Borgomanero e che, nel salone del loro palazzo milanese, il nostro quadro faceva bella mostra di sé, nei primi decenni del XX secolo. Quando i Borgomanero lo avevano acquistato? Chi erano e dove abitavano? Avevano rapporti con i Trivulzio di piazza S. Alessandro? Lasciamo aperti questi interrogativi e conosciamo meglio il nostro pittore.

Carlo Stragliati nasce a Milano il 7 luglio 1867 da Giuseppe, gestore di un servizio di trasporti con carrozze a cavalli, e da Margherita Sartori, di una buona famiglia della borghesia di Gallarate. La data risulta dal certificato di nascita ritrovato tra i documenti del pittore conservati nell’Archivio storico dell’Accademia di Brera.

Una piccola scoperta, perché molte fonti da me consultate riportavano il 1868, come anno di nascita.[8]
Un errore antico, a quanto pare, se già Roberto Aloi che lavorò dal 1940 al 1955, con Giovanni Scheiwiller, a un progetto mai realizzato dell’editore Hoepli per un Dizionario informativo illustrato dei pittori, scultori ed incisori italiani dal 1800 a oggi, indicava nel 7 luglio 1868, la data di nascita del nostro.[9] Ma, dove nasce l’errore? È verosimile che Aloi si sia rifatto a un registro dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel fascicolo personale dello studente pittore, ho individuato la compilazione sbagliata, da cui ritengo si sia generato l’errore, poi riportato e diffuso: Carlo Stragliati vi è registrato come “nato a Milano il …….. 1868”[10].
Dopo aver completato la formazione di base presso la Scuola Comunale di Gallarate e avervi conseguito il titolo di IV elementare[11], Stragliati si iscrive all’Accademia di Brera nel 1884 – 1885. Tra i compagni di classe del primo anno sono registrate, su una pagina di venti righe, ben cinque ragazze[12]. Sono giovani che intendono abilitarsi per l’insegnamento del disegno, acquisire una specializzazione per lavori di alto artigianato oppure praticare la libera professione di pittore. A Brera Carlo Stragliati compie in sei anni il corso di studi, un percorso-base di quattro anni più due di specializzazione, nei quali vince per due volte la medaglia d’argento per il disegno del nudo. Si diploma nel luglio del 1890, come allievo uscito dalla Scuola di Pittura di Giuseppe Bertini.
Terminati gli studi, si iscrive con regolarità ai concorsi per pittori, istituiti da mecenati di famiglia aristocratica o della borghesia imprenditoriale lombarda. Nel 1891 partecipa ai concorsi che si tengono nell’ambito della Prima Esposizione Triennale di Belle Arti di Brera con il dipinto Tintoretto nell’atto di ritrarre la figlia morta. Al Concorso Gavazzi, l’opera di Stragliati è l’unica ammessa, ma la commissione giudicatrice decide di non premiarla, perché pur “Non privo di alcune qualità lodevoli, massime in un giovane, il quadro non ha per altro, né nella composizione, né nella esecuzione quella somma di pregi che sarebbe richiesta per il premio.”[13]
Questo giudizio fu certamente un brutto colpo per il nostro pittore. Il premio di 4.000 lire lo avrebbe reso celebre, procurandogli nuovi lavori. Forse Stragliati si sarà sentito raggirato e, magari, consigliato da un avvocato, avrà deciso di fare ricorso contro la non assegnazione del premio? Lasciamo per ora in sospeso la questione, notando al contempo come uno, tra i ritratti di Stragliati, sia dedicato, in modo aperto e inusuale, a Formis[14].

Forse una commessa riparatoria da parte di Achille Formis, presidente di quella commissione esaminatrice? Non possiamo saperlo. Ma, non essendo quel “Ritratto femminile” registrato nel quaderno tenuto dalla moglie Adele Suardi, è verosimile che venga dipinto prima del matrimonio.

Nel 1894 il nostro pittore si trasferisce da via Oriani n.8 a via Cerva n.35, dove apre il suo studio. Il 15 novembre viene proclamato vincitore di una borsa di studi, istituita nel 1855 con lascito testamentario dal cav. Pietro Oggioni, destinata a neodiplomati dell’Accademia di Brera, a turno un pittore, uno scultore, un architetto, per l’approfondimento dei loro studi a Roma o in altre città.
Per superare il concorso, Carlo Stragliati si cimenta in prove pratiche: “un’accademia dipinta della grandezza di metri 1 da eseguirsi in 48 ore …” e in “un breve lavoro letterario su argomento artistico …” [15]. Eccone la traccia: “Rispondete a un sindaco ipotetico che vi invita a decorare con pittura l’intero palazzo comunale, se siete disposti ad accettare l’impegno, esternando in pari tempo i sentimenti che suscita in voi tale offerta come artista e come cittadino.”[16] Il nostro pittore, simulando anche formalmente una lettera, saprà svolgere con efficacia il suo tema[17] e risulterà vincitore, tra 14 concorrenti, del premio per una borsa di studi fuori sede[18].
Gli sarà assegnato – per gli anni accademici dal 1895 al 1897 – un sussidio annuale per approfondire i suoi studi con soggiorni in altre città. Il 13 gennaio 1896[19] Stragliati fa richiesta, su carta intestata della Società degli Artisti e Patriottica, per un soggiorno a Venezia.

 La richiesta è autorizzata dal Segretario dell’Accademia di Brera, Giulio Carotti. Non sono, invece, documentate richieste per soggiorni fuori sede nel 1895 e nel 1897. È probabile che proprio mentre si trova a Venezia per approfondire i suoi studi, Stragliati venga informato della contestazione mossa nei suoi confronti da un tal cav. Giovanni Maggi. In una lettera datata 10 maggio 1896[20]e indirizzata al Segretario dell’Accademia di Brera, Giulio Carotti, Maggi reclama dal nostro pittore “competenze da avvocato” per £ 48,25, dovutegli, a suo dire, dal 1892 e sancite con sentenza del Tribunale del 22 novembre 1895.
Il Segretario dell’Accademia di Brera era chi disponeva il pagamento delle rate della Pensione Oggioni e chi poteva, in caso, revocarla, sospenderla o diminuirla. Ma quali competenze da avvocato poteva pretendere il Maggi da Stragliati? Il nostro artista si fece forse assistere nel 1891, perché la sua opera Tintoretto nell’atto di ritrarre la figlia morta, unica ammessa al Concorso Gavazzi della Prima Esposizione Triennale di Belle Arti, non venne premiata? Poteva un giovane pittore intraprendere una “causa temeraria”, rischiando di mettersi contro l’establishment? Ciò nonostante, l’ipotesi sembra plausibile per la coerenza delle date.
Non essendo documentate risposte, ritengo che la controversia con Maggi si sia risolta senza clamori.
A Stragliati l’ultima tranche della Pensione Oggioni sarà liquidata solo nel luglio 1899, dopo l’approvazione del suo ultimo saggio Figura femminile grande al vero, dal soggetto triste notizia. [21] Dunque, ben oltre il biennio accademico 1895-1896 e 1896-1897 previsto per il completamento della borsa di studi. La data sembra coerente con una dilazione nel pagamento disposta in quanto il pittore – che nel giugno 1898 sarà nominato Socio onorario della Accademia di Brera – doveva essere impegnato in attività pubbliche e riconoscibili, non certo con una “sospensione punitiva” riconducibile alla controversia con il Maggi.

Nel 1896 il nostro pittore incontra e sposa, dopo un breve fidanzamento, Adele Suardi, figlia primogenitadi Emanuele, proprietario dell’Hotel Cavour di Milano, e di Annetta Bullo.  Secondo la testimonianza della nipote Anna Stragliati, i due si conoscono in battello, mentre i Suardi stanno andando a Griante – Cadenabbia per deporre la prima pietra della villa “La Collina”.Insomma, Carlo si innamora e, corrisposto, il 19 agosto 1896 scrive, da Milano, una lettera appassionata a Adele che si trova al lago.

Mia adorata Adele, Tu ieri – prima che ti portassero lontana da me – avevi espresso alla tua buona mamma il desiderio che io avessi a scriverti per il primo. […] Tu devi, nelle traversie che dobbiamo sopportare, pensare come me, che i nostri cuori si sono ricambiati, perché erano formati per essere congiunti l’uno all’altro. […] E lì nella solitudine del lago, nella maestosa immobilità dei monti che ti circondano, raccogli il mio giuro […] Addio – Adele, ricordati del tuo Carlo – che sempre vive in te e per te – Ti bacio e, ti stringo ripetendoti: ti voglio bene. Ciao tuo Carlo.  Scrivimi subito.”

A quanto sembra, i due innamorati vengono allontanati per una “pausa di riflessione”. Si sposeranno il 5 dicembre 1896. Adele, nata il 20 dicembre 1875, doveva ancora compiere 21 anni. Testimone di nozze per la sposa sarà Giuseppe Spatz, proprietario del Grand Hotel et de Milan, socio e amico di Emanuele Suardi. Tra Carlo e Adele sarà un matrimonio felice, da cui nasceranno quattro figli: Margherita, Emanuele, Emilia Maria e l’ultimo, Raffaello, nel 1909. Raffaello, a sua volta, avrà due figli Carlo e Anna, la nostra testimone.
Dal 1896 al 1925, Adele terrà, in un quaderno rilegato in carta di Varese, una registrazione ordinata cronologicamente, con l’indicazione dei lavori eseguiti dal marito, il nome del committente, il titolo o il tema del dipinto, la tecnica utilizzata. In quel periodo,Carlo Stragliati mantiene la residenza a Milano e i punti di riferimento della sua attività nell’Accademia di Brera e nella Società degli Artisti e Patriottica.

Nel 1898 l’Accademia, come si è visto, lo nomina Socio onorario[22] e successivamente gli attribuisce la cattedra ad honorem per l’insegnamento del Nudo, un incarico che il pittore eserciterà a lungo. I soci della “Società degli Artisti e Patriottica” avevano l’abitudine di ritrarsi l’un l’altro e poi di donare il dipinto all’Associazione, arricchendone il patrimonio. Sarà Salvatore Corvaja a fare il ritratto di Carlo Stragliati, mentre il nostro eseguirà i ritratti dello scultore Donato Barcaglia, dello scenografo Antonio Rovescalli e del mastro ferraio Alessandro Mazzucotelli. Il “Quaderno di Adele” offre informazioni interessanti sulla attività artistica del nostro pittore e meriterebbe un’indagine più approfondita da parte di un esperto di pittura otto-novecentesca. Vi sono registrate sia le opere esposte in manifestazioni internazionali, quali Mater derelicta (Esposizione di Torino, 1898) e Le Croci del prossimo (IV Triennale di Belle Arti, Milano, 1900) sia i quadri che gli venivano commissionati da privati o da istituzioni locali.

Tra i temi preferiti da Stragliati: paesaggi, con vedute e tramonti sul lago, strade e case di campagne e, ambientati in questi scenari, giochi di bambini e ritratti di giovani donne.
Il pittore usa varie tecniche in relazione al contesto e al committente: acquarello, pastello, sanguigna, carboncino, affresco e, soprattutto, olio per i numerosi ritratti che gli saranno richiesti sia da musicisti e personaggi dello spettacolo sia da notabili e imprenditori locali. Tra i primi troviamo annotati: il noto ritratto di Giuseppe Verdi sul letto di morte (1901), una “Testina di Verdi”, commissionata nel 1902 da Arturo Toscanini, i ritratti del soprano rumeno Hariclea Darclé, dei giovani tenori Emilio De Marchi e Giuseppe Borgatto e di Enrico Caruso. Tre ritratti sono eseguiti per i conti Borgomanero: un grande olio per un “Armando (?) Borgomanero seduto in poltrona” (1918) e due, nel 1914 e nel 1922, per la “signora Carlotta”.

Citiamo, infine, il Ritratto femminile, noto come “Vedova o Signora Poggi”, che è registrato nel 1904 come: “Ritratto della sig.ra Grandi (?), olio grande al vero su commissione di Lina Poggi”.

Il dato conferma l’analisi di Sergio Rebora che, nel recensire il dipinto[23]– conservato al Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Varese – accosta la committente al titolo con cui l’opera era nota e non alla persona che vi è rappresentata.
Dunque, Stragliati si afferma, all’inizio del Novecento, come abile e ricercato “artista del ritratto”, perché: “a quel punto, anche l’aristocrazia e la borghesia delle imprese e dei commerci avevano ormai individuato nel pittore un ritrattista in sintonia con il proprio gusto”.[24]

Dalla registrazione di Adele Suardi si nota come Stragliati a volte rinominasse le proprie opere: è il caso del dipinto “Inspirazione” così intitolato per l’Esposizione di Torino del 1922, poi rinominato “La Modella”, titolo con cui fu esposto al Museo di Novara, oggi “Galleria Giannoni”, dove si può ancora ammirare.

E riguardo al nostro dipinto che cosa ricaviamo dal “Quaderno di Adele”?
Per prima cosa, non trovando alcun riferimento a 23 marzo 1848 e neppure a Episodio delle Cinque Giornate in piazza Sant’Alessandro, si può affermare che il quadro, oggi conservato al Museo del Risorgimento di Milano, è quel 23 marzo 1848 con cui Stragliati partecipò al concorso di pittura, incluso nelle Esposizioni Riunite di Milano del 1894. In secondo luogo, è credibile che il dipinto, forse rinominato, sia stato acquistato, tra il novembre 1894 e il dicembre 1896. Da chi? Dai conti Borgomanero, in seguito committenti abituali del nostro pittore? Così, lascerebbe intendere il racconto della negoziante di Lecco che Anna Stragliati aveva ascoltato da bambina e che ha voluto consegnarci. Adele annoterà nel quaderno, dal 1901 al 1922, sei opere acquistate o eseguite su commissione dei Borgomanero: due acquarelli, una “testina sanguigna” e i tre ritratti a olio, a cui si è sopra accennato.
Oppure il quadro fu acquistato dal principe Trivulzio? Quale legame tra i Borgomanero, i Trivulzio e piazza Sant’Alessandro? Gli interrogativi restano aperti. Certo, nei primi decenni del XX secolo il dipinto che Carlo Stragliati volle dedicare alle Cinque Giornate, ispirandosi alle donne del suo tempo, faceva bella mostra di sé nella dimora milanese di una nobile e importante famiglia.
Diversi anni dopo, il dipinto sarà acquisito dall’antiquario Subert per approdare nel 1984 al Museo del Risorgimento di Milano, sua sede naturale. La registrazione, nel quaderno dalla copertina in carta di Varese, cessa alla morte del pittore, il 28 giugno 1925. Carlo Stragliati avrebbe compiuto 58 anni il successivo 7 luglio.

 Carlo Stragliati e Adele Suardi sono sepolti al cimitero di Griante-Cadenabbia, accanto alla tomba di Emanuele Suardi e della moglie, Annetta Bullo. A Griante, a Villa “La Collina”, ereditata da Emanuele Suardi, Carlo e Adele erano soliti vivere nella bella stagione. Villa “La Collina” è oggi sede di Fondazione Adenauer. Vi abbiamo cercato, senza successo, un affresco, annotato nel “Quaderno di Adele” come dipinto nel 1898.

__________________________________________________

– Giacomo Agosti e Matteo Ceriana, Le raccolte storiche dell’Accademia di Brera, Quaderni di Brera n.8, Centro Di, Firenze, 1997, pag. 332. Ill. b/n 74.

– Carlo Cattaneo, L’insurrezione di Milano, Feltrinelli, 1951, nuova edizione 2011, a cura di Marco Meriggi, pp.242.

– Leone Fortis, L’arte alle esposizioni riunite di Milano, Milano, Fratelli Dumobard Editori, 1895, pp.247.

– Marco Meriggi, MILANO BORGHESE. Circoli ed élites nell’Ottocento, Marsilio editori, Venezia, 1992, pp.222.

– Alessandra Pagano, LA STORIA D’ITALIA IN 100 OPERE D’ARTE. LE TAPPE FONDAMENTALI DEL BEL PAESE NEI SUOI CAPOLAVORI (Newton Compton Editori, Roma, 2022, pp.224).

Rosanna Pavoni e Ornella Selvafolta (a cura di) Milano 1894. Le Esposizioni riunite, Cinisello Balsamo, Silvana Ed., 1994, 152 pp.

– Società degli Artisti e Patriottica, La quadreria della Società degli artisti e patriottica di Milano, Milano, Pizzi & Pizio, 1925 (Introduzione di Giuseppe Maggi 16 p. + 58 p. di tavole con i ritratti dei soci).

Guida illustrata pel visitatore delle Esposizioni Riunite in Milano, edita da Innocente Carnazzi, Milano,1894. 144 pp.


[1] A. Pagano, La storia d’Italia in 100 opere d’arte. Le tappe fondamentali del bel paese nei suoi capolavori, Newton Compton Editori, Roma, 2022.

[2] Cattaneo C. L’insurrezione di Milano, Feltrinelli, 1951, nuova edizione 2011, a cura di Marco Meriggi.

[3] Domenico (1815 – 1878) e Gerolamo (1825 – 1890) partecipano alle Cinque Giornate e, al ritorno degli Austriaci,  riparano esuli in Svizzera.

[4] Cfr. Rosanna Pavoni e Ornella Selvafolta (a cura di) Milano 1894. Le Esposizioni riunite, Cinisello Balsamo, Silvana Ed., 1994. Il volume è stato pubblicato nel centenario di quel primo Expo milanese.

[5] Cfr. Guida illustrata pel visitatore delle Esposizioni Riunite in Milano, edita a cura di Innocente Carnazzi, Milano,1894, pag.83.

[6] Cfr. Atti del Comune di Milano, Delibera di Giunta n.69 del 5 gennaio 1984

[7] Dal racconto autografo di Anna Stragliati.

[8] Cfr. https://www.galleriarecta.it/autore/stragliati-carlo/   http://www.istitutomatteucci.it/dizionario-degli-artisti/stragliati-carlo
Nel 2024 Wikipedia ha corretto la data. https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Stragliati

[9] Nella scarna busta intestata a “Stragliati Carlo Pitt.”, Roberto Aloi, dopo aver indicato le sue fonti in: Comanducci 1934, Emporium 1922, Thieme Becker 1938, definisce “Carlo Stragliati pittore di ritratti e di genere; allievo di Casnadi e G. Bertini; con (?) quadro alla Gall. d’Arte Moderna di Roma” e ne indica la data di nascita e morte: 7 luglio 1868 – 28 giugno 1925”. Il “Fondo Aloi” è conservato in Biblioteca Sormani, Milano. [Cfr. Fondi speciali I, p.71] https://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/complessi-archivistici/MIBA0087F0

[10] Cfr. in Archivio Storico Biblioteca di Brera (ASAB) Segreteria/Scuole, Alunni I sez., 1888-917, 6.5 e 1889-90 Scuola speciale di pittura (2 anno) 

[11] La legge Coppino (15 luglio 1877) fissava l’obbligo in tre anni: il titolo di IV elementare era abilitante per il proseguimento degli studi.

[12] In Elenco generale degli Allievi iscritti alle Scuole della II Sezione e alla Scuola Libera del Nudo presso la Reale Accademia di Belle Arti di Milano,  Carlo Stragliati è registrato alla riga settima con due numeri progressivi: n. 307 (numero generale) e n. 288 (per la disciplina Ornato). Nella stessa pagina, tra gli iscritti nel 1884-1885, sono registrate le allieve: Baroldi Sofia e Coduri Annetta (maestre), Conti Erminia (scuola professionale), Grancini Sonia (“studente”) e Linofort Preziosilla che proviene dal “Canadà”. Cfr. (Segreteria/Scuole, Rubrica allievi, 1884-1885, 5.3)

[13] Da delibera, datata 30 maggio 1891, della Commissione giudicatrice: relatore Camillo Boito, presidente Achille Formis. Cfr. ASAB, CARPI B II 20

[14]  Achille Formis, pseudonimo di Achille Befani (Napoli 1830 – Milano 1906), cantante e pittore.

[15] Avviso di concorso per Pensione Oggioni 1894, in Atti della R. A. delle Belle Arti in Milano, Milano, Stab. Tip. Lib. Ditta Manini-Wiget, 1896, p. 200. Nell’avviso la pensione di £.  1728, 38 annue (spese incluse) è assegnata per un triennio (pari a £.5.185,14) che, a discrezione dell’Accademia di Brera, possono essere suddivise e percepite in due anni.

[16] Cfr. ASAB (Archivio Storico Accademia Brera) CARPI B IV 5 Legati (A – Z) Oggioni /8

[17] Si riporta il tema svolto da Stragliati:


Milano, 10 novembre 1894

Egregio Signor Sindaco –
È stato veramente con sommo piacere ch’io ebbi ad apprendere dalla pregiata sua lettera come Ella unitamente al Consiglio di questa nobile e gloriosa città, mi abbiano designato quale artista onde decorare ed illustrare le pareti del nuovo palazzo comunale di cui si è ora arricchita. Oltre a essermi alquanto lusingato dell’immeritata alta stima io sarò felicissimo di potere con quelle poche cognizioni che la mia fantasia mi dà, d’impegnarmi nel lavoro con quell’entusiasmo schietto e voluttuoso che ne forma la principale dell’anima d’un pittore. – La mia mente ha già presa la sua vertiginosa corsa attraverso le infinite spiredell’immaginazione, edificando idee e progetti coi quali io potrò meglio illustrare i nomi degli uomini che colle loro opere hanno maggiormente dato gloria e fama alla città. – Quella che maggiormente ha stuzzicato il mio amor proprio è la grande medaglia che dovrò dipingervi nella sala del Consiglio che stante per l’importanza del luogo, e per la sua vastità è giusto che io la dedichi alla gloria dei principali eletti, formandone per quanto mi è possibile un…(non si legge) grande, originale ed imponente. Del che trovo ora inutile che mi diffonda in particolari – mi riservo di sorprenderla con … (non si legge) nuova trovata di bozzetti che porterò (o presenterò) fra pochi giorni. Intanto la ringrazio infinitamente e orgoglioso di poterla servire, le … (non si legge) dico di Lei umilissimo
C. Stragliati

(Cfr. ASAB CARPI B IV 5 Legati (A – Z) Oggioni /8)

[18] Avviso di concorso per Pensione Oggioni 1894 in Atti della R. A. delle Belle Arti in Milano, cit. p. 201. Il volume è consultabile in: https://books.google.it/books/about/Atti_della_R_Accademia_di_belle_arti_di.html?id=p0wqldwrcesC&printsec=fron

[19] Cfr. ASAB CARPI B IV° 5 Legati (A – Z) Oggioni /8

[20] Cfr. ASAB, CARPI B IV° 5 Legati (A – Z) Oggioni /8

[21] Luigi Goffi, I concorsi privati, in Agosti G. e Ceriana M., Le raccolte storiche dell’Accademia di Brera, Centro Di, Firenze, 1997.  p. 29, nota 16: “1894 (1895-96) Carlo Stragliati: saggio finale Figura femminile grande al vero, dal soggetto triste notizia”. Sembra che il saggio finale venga eseguito e accettato nei tempi previsti e regolari. Infatti, nella nota non si fa cenno, come per altri vincitori del Concorso per la Pensione Oggioni, a rifiuti del saggio e successive revisioni e accettazioni. La nota contiene i nomi di tutti i vincitori del Concorso Oggioni da Angelo Pietrasanta 1858 (1859-61) a Virgilio Beccarini 1934 (1935-36). Carlo Stragliati è il quinto pittore premiato e, complessivamente, il tredicesimo vincitore. La Pensione Oggioni veniva assegnata ogni triennio, a turno a un pittore, uno scultore, un architetto neodiplomato dell’Accademia di Brera.

[22] Stragliati ringrazierà per l’onore ricevuto con una lettera del 21 settembre 98, scusandosi per il ritardo del ringraziamento dovuto a una sua assenza da Milano. Cfr.  ASAB, CARPI C II 38

[23] Sergio Rebora, scheda di catalogo: Carlo Stragliati, Ritratto femminile, in Musei Civici di Varese. Catalogo dei dipinti e delle sculture 1500-1950, a c. di Daniele Cassinelli, 2014, pp. 317-318.

[24] Sergio Rebora, scheda di catalogo: Carlo Stragliati, cit.