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Israele-Palestina:
dodici contributi di storia per una lettura critica del conflitto
Introduzione a cura di Anna Di Sapio, Marina Medi, Laura Elisabetta Terni
febbraio 2026
Il lavoro che presentiamo sintetizza e al tempo stesso approfondisce alcune questioni che sono emerse dalla nostra ricerca “Palestina, una terra senza pace”, pubblicata nell’ottobre del 2024 nella sezione Portare il Mondo a Scuola di questo sito.
Da allora la violenta aggressione da parte di Hamas contro ebrei civili e militari il 7 ottobre 2023 e la terribile reazione/vendetta che da allora il Governo di Israele ha rovesciato su tutto il popolo palestinese della Striscia di Gaza hanno suscitato una grande emozione in tutto il mondo.
Noi, però, abbiamo sentito la necessità, non di raccontare la drammaticità del presente, che quotidianamente vediamo attraverso i media e le varie testimonianze che arrivano dalla Palestina, ma di capire meglio il processo che ha portato alla situazione attuale in cui, come scrive lo storico francese Jean-Pierre Filiu [1], “la Palestina è perduta, ma Israele non ha vinto”. Abbiamo, quindi, utilizzato strumenti storici e derivati dal confronto in atto grazie ad articoli, testimonianze, convegni perché le ragioni che hanno fatto diventare il Vicino Oriente una polveriera sempre pronta ad esplodere non sono recenti, ma risalgono alla fine dell’Ottocento e se non vengono comprese non ci potrà mai essere speranza di pace.
Ricordiamo, però, che quando si parla di Israele e Palestina ci si muove in un “campo minato” dal pregiudizio e dalle ragioni della propaganda che poco hanno a che fare con una ricostruzione storica corretta ed equidistante. I fatti recenti non hanno fatto che esasperare lo scontro tra chi pensa sia doveroso difendere i palestinesi e chi cerca di giustificare le scelte di Israele. Questo ha dato sempre più spazio a stereotipi, idee preconcette, frasi fatte.
Nel tentativo di contrastare questi stereotipi così diffusi su israeliani e palestinesi, abbiamo preparato degli interventi per comprendere quanto queste idee molto diffuse siano valide. Per questo è necessario che chi ci ascolta o legge, superi l’approccio istintivamente emotivo, utilizzi gli strumenti della conoscenza, senza però tralasciare i principi di umanità e giustizia che sono alla base del nostro impegno di educatori, insegnanti, cittadini.
Il nostro lavoro si è basato sulla produzione più recente di storici e associazioni culturali israeliane, palestinesi ed europee. Per ciascun tema abbiamo indicato una bibliografia specifica, mentre abbiamo inserito una sito-bibliografia generale ragionata che è aggiornata al 2025.
Gli argomenti affrontati nelle video presentazioni, di seguito riportate, sono:
1 – Gli ebrei hanno un diritto esclusivo sulla terra promessa da Dio ai loro padri?
a cura di Marina Medi (formato: Mp4 – durata: 00:15:49)
La Palestina è stata abitata ancor prima del neolitico da gruppi umani diversi. Gli ebrei, prima nomadi, vi si insediarono verso la metà del secondo millennio, integrandosi o scontrandosi con le altre popolazioni locali. Nei secoli nell’area si sono susseguite conquiste di popoli con lingue e religioni diverse e il risultato oggi è un crogiolo culturale su cui nessuno può rivendicare un’appartenenza prioritaria o esclusiva.
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2 – La diaspora ebraica: gli ebrei sono stati cacciati dalla loro terra?
a cura di Marina Medi (formato: Mp4 – durata: 00:13:51)
La presenza di comunità ebraiche nel mondo non è il risultato di persecuzioni che le hanno costrette all’esilio. Nonostante sconfitte militari e invasioni, nei secoli ebrei hanno continuato a vivere in Palestina. Moltissimi però sono migrati in zone più prospere economicamente e culturalmente, dove hanno creato comunità, cresciute grazie al proselitismo, che rimasero unite dallo stesso credo e dagli stessi riti ebraici, pur essendo inserite nelle diverse realtà locali. Solo in Europa spesso gli ebrei dovettero fuggire dalle persecuzioni antisemite e solo nella Spagna del XV secolo furono espulsi con la violenza, insieme ai musulmani, in seguito alla Reconquista attuata dai re cattolici.
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3 – Antisemitismo. Dove e perché nasce? Come si esprime?
a cura di Marina Medi (formato: Mp4 – durata 00:14:39)
L’antisemitismo nasce solo dopo il Mille e solo in Europa con l’affermazione della supremazia spirituale e temporale della Chiesa cattolica, di quella ortodossa e poi delle Chiese riformate. Prima, nel mondo romano e bizantino gli ebrei non erano perseguitati per la loro religione, ma solo quando facevano rivolte contro le autorità. I musulmani hanno sempre convissuto con gli ebrei in quanto la loro religione è monoteista. Più volte condannato, oggi l’antisemitismo rischia di riesplodere per le pretese sioniste sulla Palestina.
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4 – Come nasce e si sviluppa il progetto sionista?
a cura di Laura Elisabetta Terni (formato: Mp4 – durata 01:09:34)
Questo video esplora la condizione delle comunità ebraiche in Europa tra l’Ottocento e il Novecento, soffermandosi sulla nascita del sionismo politico. Sono analizzate le diverse strategie elaborate per rispondere alle persecuzioni dell’epoca: dalle prime riflessioni di pensatori come Moses Hess e Leon Pinsker, fino alla svolta impressa da Theodor Herzl, che teorizzò la creazione di un “focolare nazionale” in Palestina. Il movimento non fu però monolitico; accanto alla corrente politica, si svilupparono: sionismo cristiano e sionismo religioso ebraico, con diverse sfumature ideologiche. Il video, inoltre, mette in luce come il movimento sia stato attraversato da profonde tensioni che rappresentano ancora oggi motivo di accesi dibattiti interni allo Stato d’Israele.
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5 – Quali fattori favorirono la formazione dello Stato di Israele?
a cura di Laura Elisabetta Terni (formato: Mp4 – durata 00:15:35)
Viene preso in esame il conflitto israelo-palestinese a partire dagli accordi segreti tra le potenze europee, che produssero l’intensa immigrazione ebraica e il rafforzamento del movimento sionista, alterando gli equilibri demografici ed economici della regione e innescando crescenti tensioni con la popolazione araba. Il piano di partizione delle Nazioni Unite scatenò una violenta guerra civile seguita nel 1948 dalla proclamazione dello Stato di Israele e dall’intervento armato dei paesi arabi vicini. Se per il mondo ebraico questo momento rappresentò l’indipendenza, per i palestinesi coincise con la Nakba, la catastrofe dell’esilio.
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6 – I Palestinesi sono terroristi?
a cura di Marina Medi (formato: Mp4 – durata 00:15:38)
Nelle guerre asimmetriche il terrorismo è spesso una delle poche armi in mano alla parte più debole.
Anche i sionisti dopo il 1922 hanno usato il terrorismo contro l’esercito britannico, così come hanno fatto i palestinesi contro lo strapotere militare di Israele. Prevaricazione e terrorismo si inseguono in una spirale di violenza da cui è difficile uscire.
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7 – Perché Israele è in perenne stato di guerra?
a cura di Laura Elisabetta Terni (formato: Mp4 – durata 00:57:48)
La memoria traumatica della Nakba ha alimentato per decenni la conflittualità tra palestinesi e israeliani. Il panorama bellico si è ampliato progressivamente, passando per la Guerra dei Sei Giorni del 1967 e la successiva Risoluzione 242 dell’ONU, fino al conflitto dello Yom Kippur e all’invasione del Libano del 1982. Eventi che hanno coinvolto anche l’Iran ed Hezbollah. Non sono mancati tentativi di pacificazione, come gli storici Accordi di Oslo, ma la stabilità non è stata raggiunta. Neanche il ritiro da Gaza o i recenti Accordi di Abramo sono riusciti a risolvere le difficoltà strutturali della regione.
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a cura di Laura Elisabetta Terni (formato: Mp4 – durata 00:46:36)
Il video ripercorre oltre un secolo di conflitti e tentativi di pace tra Israele e Palestina. Fin dall’inizio, il movimento sionista fu visto come una minaccia dagli arabi. Il dissenso e la resistenza palestinesi si tradussero negli anni Sessanta nella nascita dell’OLP e Fatah, guidata da Arafat. Dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967, la lotta armata palestinese si intensificò, con figure come i fedayn e atti terroristici come il massacro di Monaco del 1972. Negli anni Ottanta e Novanta si assistette alla nascita di Hamas e a momenti di distensione come il processo di pace di Oslo, che però non portò a una pace duratura. La seconda Intifada del 2000 e gli attacchi di estremismo, come l’attacco del 2023, hanno alimentato un nuovo ciclo di violenze inaudite. Ma nonostante lo sterminio di massa, i palestinesi continuano a resistere, attaccati alle loro macerie e la dolorosa esperienza dei bambini di Gaza rivela la dimensione più tragica del conflitto.
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9 – Palestina: è una terra senza un popolo?
a cura di Marina Medi (formato: Mp4 – durata 00:27:09)

Una terra senza un popolo per un popolo senza terra: questa era la convinzione sionista. Ma un embrione di identità palestinese esisteva già alla fine dell’Ottocento. Poi però i leader palestinesi hanno dovuto affrontare i nazionalismi emergenti nell’area, le contrapposizioni ideologiche interne e gli interessi personali e, contemporaneamente, hanno dovuto lottare contro l’occupazione e la violenza sionista. Negli anni, organizzazioni politiche e organi di governo hanno guidato, anche se con molte contraddizioni, la lotta dei Palestinesi che proprio in questa lotta hanno consolidato la coscienza della propria identità.
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10 – Israele è una democrazia?
a cura di Marina Medi (formato: Mp4 – durata 00:12:42)
Quali elementi definiscono democratica un’organizzazione statale? Contro l’idea diffusa che Israele sia l’unica democrazia nel Medio Oriente, si analizzano i molti aspetti che mettono in dubbio questa convinzione. Israele sta sempre più accentuando il suo carattere etnocratico e teocratico e il sionismo si dimostra sempre più costituito da tre dei prodotti peggiori che l’Europa abbia inventato: il colonialismo, il nazionalismo e il razzismo.
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11 – Perchè Israele non rispetta le istituzioni e le norme del diritto internazionale?
a cura di Marina Medi (formato: Mp4 – durata 00:14:37)
Dalla sua nascita nel 1948 lo Stato di Israele ha ricevuto da parte dell’ONU decine di risoluzioni di condanna delle sue azioni, fatte in violazione del diritto internazionale. Con la scusa che deve difendersi dai paesi vicini, Israele non ha mai accettato di modificare i comportamenti contestati, anzi ha accusato di antisemitismo chi lo criticava. Chi è che gli garantisce questa impunità? In questo modo Israele contribuisce ad indebolire tutti gli Organismi internazionali, già molto in crisi in questi anni, e toglie ogni possibilità di trovare spazi di mediazione per arrivare a risolvere un conflitto ogni giorno più disumano.
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12 – Che cosa sta succedendo a Israele dopo la guerra a Gaza?
a cura di Marina Medi (formato: Mp4 – durata 00:10:59)
Che prospettive ci sono in una terra dove una parte della popolazione è oggetto di genocidio e senza speranza di un proprio futuro, mentre l’altra è imbarbarita e in una profonda crisi politica e morale? La solidarietà verso il popolo palestinese e il riconoscimento dei suoi diritti porterà a qualche risultato concreto? E l’indignazione globale contro Israele spezzerà la corazza ideologica in cui si sono rinchiusi o darà invece spazio a nuove manifestazioni di antisemitismo?
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Bibliografia generale e sitografia ragionate
a cura di Anna Di Sapio (formato: Pdf – 16 pagg. )
NOTE:
[1] Jean-Pierre Filiu, Perché la Palestina è perduta ma Israele non ha vinto. Storia di un conflitto (XIX-XXI secolo), Einaudi, Torino 2025










