OMAGGIO A CARLO STRAGLIATI NEL CENTENARIO DELLA MORTE
Una nuova targa per il dipinto sulle Cinque Giornate
di Silvana Citterio
30 giugno 2026
Il 3 dicembre 2025, il Museo del Risorgimento di Milano ha voluto dedicare un incontro a Carlo Stragliati per ricordarlo, nel centenario della morte.



La locandina dell’evento offre una sintetica immagine del pittore e della sua opera. In senso orario si riconoscono: l’autoritratto dell’artista (2016), un ritratto femminile, il dipinto sulle Cinque Giornate e un secondo ritratto femminile. L’incontro si è articolato in due momenti: la visita al dipinto 23 marzo 1848 -Episodio delle Cinque Giornate in piazza Sant’Alessandro e la conferenza Tradizione e rinnovamento. Carlo Stragliati 1867-1925, pittore tra due secoli, curata da Sergio Rebora, nella sala al primo piano, dove era allestita una vetrinetta con foto e documenti sul pittore forniti dalla nipote Anna Stragliati, che è intervenuta con la sua testimonianza
È stata, inoltre, allestita una vetrinetta con foto e oggetti del pittore, intitolata “Il volto di un artista.
Documenti e immagini da un archivio di famiglia”. Sono riconoscibili fotografie che ritraggono l’artista in famiglia e durante il lavoro nello studio di Milano o en plein air. Tra gli altri oggetti esposti, si distinguono:
– alcune cartoline postali che riproducono dipinti di Stragliati, a conferma della notorietà del nostro
– un articolo a firma di Guido da Verona, apparso nel 1922 sulla rivista milanese Arte Pura e Decorativa, con una caricatura di Stragliati dovuta all’abile mano del tenore Enrico Caruso,
– il “Quaderno di Adele”, ovvero il repertorio annuale dal 1896 al 1925, redatto dalla moglie Adele, con l’elenco di tutta la produzione dell’artista.


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La visita è stata guidata da Silvana Citterio e da Patrizia Foglia.
La prima ha illustrato gli esiti della ricerca che, sul dipinto, a partire dal titolo, si è sviluppata negli ultimi anni, mentre Patrizia Foglia ha sottolineato il valore del quadro, tra i più iconici dell’intera collezione conservata al Museo del Risorgimento di Milano

Nell’occasione si è inaugurata una nuova targa,con la quale il Museo ha inteso rendere pubbliche e legittimarele conoscenze acquisite sul dipinto e il suo autore, attraverso la recente ricerca. Il dipinto appare grandioso e sorprendente a chi entra nella “Sala Rossa” dedicata alle Cinque Giornate. Lo si scopre sulla parete di fondo, imponente per misure e non convenzionale quanto a soggetto.
Al centro, donne protagoniste e gioiose sventolano il tricolore verso l’esterno, sopra una folla festante.
Nel dipinto, nel gioco tra l’interno, la sfera del privato, e l’esterno, ovvero la dimensione pubblica, il pittore pare identificare la libertà politica con la libertà personale, come se la liberazione della città dagli Austriaci fosse un’acquisizione di diritti per le donne e, dunque, una conquista per tutti: maschi e femmine, aristocratici e popolani, giovani e anziani.
Un dipinto differente rispetto ad altri quadri di periodi precedenti conservati nella sala, come il piccoloacquarello su carta di Gerolamo Induno Donne che cuciono una bandiera (metà XIX secolo), dove donne appartate e timorose, quasi fossero recluse o clandestine, sono rappresentate mentre preparano con prudente circospezione un tricolore.
Il confronto, tra la targa inaugurata in occasione dell’Omaggio a Carlo Stragliati del 3 dicembre 2025 e la precedente “etichetta”, descrive quali conoscenze si sono acquisite con la ricerca. Per prima cosa, la data di nascita. Carlo Stragliati nasce nel 1867, non nel 1868, come erroneamente riportato in molti testi, datati e autorevoli. La data, 7 luglio 1867, è certa, documentata dal certificato ritrovato presso l’Archivio Storico dell’Accademia di Brera, tra le carte presentate dal nostro pittore per concorrere alla borsa di studi nota come “Pensione Oggioni”. L’errore pare derivare da una compilazione sbagliata in un registro della stessa Accademia, dove il nostro si iscrive nell’anno scolastico 1883 – 1884 e dove si diplomerà pittore, alla Scuola di Giuseppe Bertini, nel 1890.
In secondo luogo, circa il titolo e la data dell’opera, la ricerca ha verificato che Carlo Stragliati presentò il dipinto alle Esposizioni Riunite di Milano del 1894, intitolandola “23 marzo 1848”, come risulta dal Catalogo generale della manifestazione, dove l’opera è registrata al n. 988, su un totale di 1313 opere di pittura ammesse.


Nella nuova targa, il titolo originale è riportato accanto a: “Episodio delle Cinque Giornate in piazza Sant’Alessandro”, intitolazione con cui, il dipinto venne acquistato, nel 1984, dal Museo, presso l’antiquario Subert, al costo di tredici milioni e cinquecentomila lire[1]e con la quale era comunemente indicato. In modo coerente e corretto, il Museo del Risorgimento ha scelto di accostare il titolo voluto dall’autore: “23 marzo 1848”, a quello con cui il quadro è entrato a far parte del suo patrimonio, per affermarsi poi come una tra le più significative opere sull’insurrezione milanese del 1848. Nel titolo oggi più noto è citata piazza Sant’Alessandro: viene spontaneo domandarsi chi e perché abbia voluto nominare un luogo preciso ma non così riconoscibile nel dipinto.
Secondo alcune fonti, Casa Trivulzio, in piazza Sant’Alessandro, fu nel marzo 1848, un centro operativo dell’insurrezione. Insurrezione in cui era coinvolta l’intera famiglia Trivulzio, dal padre, il marchese Giorgio Teodoro, che era stato ferito mentre guidava una trattativa con gli austriaci, al giovanissimo Gian Giacomo, al tempo, un ragazzo di nove anni. Il ruolo attivo di “Casa Trivulzio” nella rivolta vittoriosa del 1848 potrebbe spiegare la nuova intitolazione attribuita al dipinto? Non ne sono convinta. Ritengo piuttosto che il titolo sia stato modificato dal pittore stesso, secondo un uso non estraneo a lui e agli artisti suoi contemporanei, con un preciso intento encomiastico. A mio avviso, Stragliati volle rendere omaggio al principe Gian Giacomo Trivulzio, presidente del Comitato delle Esposizioni Riunite di Milano del 1894[2], e forse pure al padre, il marchese Giorgio Teodoro, a suo tempo protagonista delle Cinque Giornate.
Verosimilmente fu proprio Gian Giacomo Trivulzio l’acquirente del dipinto. Seguendo questa ipotesi, la vendita andrebbe collocata tra ottobre 1894 e il 5 dicembre 1896, data del matrimonio con Adele Suardi. Il dipinto, infatti, non risulta tra le opere vendute durante le Esposizioni Riunite di Milano ( maggio – ottobre 1894) e neppure è indicato nel quaderno in carta di Varese, in cui la moglie registrerà con regolarità – dalla data delle nozze fino alla morte del consorte – le opere eseguite dal nostro artista. Infine, mentre la descrizione del dipinto nella targa precedenteera centrata esclusivamente sull’evento rappresentato, ovvero “Le Cinque Giornate”, in cui le donne avevano cucito “a mano in clandestinità” le bandiere tricolori, nella nuova targadiventa essenziale l’interpretazione che di quell’evento fa Carlo Stragliati, a quasi cinquant’anni di distanza: “L’autore, in quest’opera dal forte valore simbolico, si fa portavoce di questo Risorgimento al femminile”. In tale rappresentazione, Stragliati interpreta e restituisce il clima che si respira nella Milano del tempo.
Una Milano animata da donne importanti, quali Anna Kuliscioff, “la dottora dei poveri”, Rosa Genoni, inventrice della moda italiana, ed Ersilia Bronzini Majno, fondatrice nel 1899 dell’Unione Femminile Nazionale, una realtà attiva ancora oggi, in Corso di Porta Nuova 32. Una Milano che condivide e approva la costruzione del monumento di Giuseppe Grandi alle Cinque Giornate.
Il monumento con la scelta di cinque figure femminili, ciascuna metafora di una giornata di lotta, segnerà da lì in poi al femminile plurale la denominazione di molte insurrezioni popolari: es. Le Dieci Giornate di Brescia, Le Quattro Giornate di Napoli. Al Museo, nella sala adiacente la “Sala Rossa”, si può vedere un modello del monumento di Grandi. Il monumento venne eretto in piazza Cinque Giornate e inaugurato il 18 marzo 1895, dopo la morte (30 novembre 1894) dello sfortunato scultore, distrutto da oltre un decennio di lavoro. Sull’obelisco sono incisi i nomi dei 392 caduti, di questi 39 sono nomi femminili.
In cortile, di fronte all’ingresso, si può ammirare il calco della 1.a giornata: “La donna che chiama al combattimento, battendo la campana a martello”. I calchi e gli studi preparatori del monumento che tanto contribuì a costruire il mito delle Cinque Giornate, nella Milano di fine Ottocento, vennero donati al Comune dal fratello dello scultore Grandi. A tale contesto e processo di mitizzazione si può certamente ascrivere anche l’opera che Carlo Stragliati volle dedicare, nel 1894, alla insurrezione milanese del marzo 1848.
[1] Il costo si è appurato, consultando gli Atti del Comune di Milano, conservati in Cittadella degli Archivi. (Delibera di Giunta n.69 del 5 gennaio 1984)
[2] Gian Giacomo Trivulzio (1839 – 1902) è figlio del marchese Giorgio Teodoro, gli viene conferito il titolo di principe di Musocco nel 1885 dal re Umberto I. Giorgio Teodoro Trivulzio si era distinto, nell’insurrezione del marzo 1848, guidando un’ambasceria e venendovi ferito “all’austriaca”, ovvero a tradimento. Alla memoria di Giorgio Teodoro, morto prematuramente per i postumi di quella ferita, verrà assegnata, nel 1898, nel cinquantenario delle Cinque Giornate, una medaglia commemorativa da parte del Municipio di Milano e della Commissione del Museo Nazionale del Risorgimento.