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La storia che stiamo vivendo

Lo studio della storia serve per conoscere il passato, ma soprattutto per comprendere il presente. Il percorso che lega presente e passato per poi tornare al presente permette all’insegnante di scegliere tra i mille temi/problemi storici quelli strategici per la costruzione del curricolo verticale e dà senso allo studio del passato.

Ma in questi anni di rapidissimi cambiamenti non è facile disporre di una lettura del tempo che stiamo vivendo e costruire un quadro sensato della contemporaneità. Anche i manuali non danno un quadro del mondo di oggi, ma solo forniscono, alla fine del volume dell’ultimo anno di corso, una serie di informazioni frammentate.

Per questo, nel 2016 il gruppo di Portare il mondo a scuola ha organizzato un corso di formazione per insegnanti sulla storia che stiamo vivendo, utilizzando la bibliografia e il dibattito che in questi anni si svolge anche in internet.

È possibile qui leggere il programma del corso del 2016 e gli abstract degli interventi.

Un’attività formativa analoga, con gli aggiornamenti necessari, è offerta agli insegnanti che la richiedano.

Programma

Abstract degli interventi

La mappa finale

Abstract degli incontri

Corso  di formazione per scuole secondarie di primo e secondo grado

Insegnare la contemporaneità

 

 

INCONTRO N.2

Produzione, lavoro, economia nel mondo della globalizzazione, del postfordismo, del capitale finanziario

a cura di Marilena Salvarezza

Le  trasformazioni  in ambito tecnologico, produttivo ed economico i cui inizi  sono collocati dagli studiosi negli anni ‘70 del XX secolo  hanno cambiato radicalmente il mondo in cui viviamo. Una prima fase di cambiamento ha investito il modello produttivo fondato sulla grande fabbrica, la catena di montaggio, la scomposizione delle mansioni, la presenza di scorte  e la stabilità del posto di lavoro sostituendolo con il modello “toyotista” fondato, grazie alle nuove tecnologie, su una produzione  capace di rispondere alla richiesta   “Just in time”,  sull’uso flessibile della forza lavoro, sulla delocalizzazione e sulla “globalizzazione” che permettono agli imprenditori di inseguire i fattori produttivi là dove si manifestano nella forma più vantaggiosa e mirato ai risparmi interni di produzione.   Contemporaneamente nuovi paesi hanno acquisito livelli altissimi di industrializzazione (vedi Cina). L’ultima fase a partire dagli inizi del terzo millennio e in piena evoluzione,  da molti studiosi chiamata quarta rivoluzione industriale, riguarda  l’introduzione di intelligenze artificiali in molti ambiti di lavoro, la straordinario sviluppo  di nano e bio tecnologie   con la sostituzione meccanica di molte mansioni  a grande contenuto intellettuale.  Queste trasformazioni sono state favorite da politiche neoliberiste  (libertà totale al   mercato e ritiro degli stati)  che hanno anche  permesso il primato  del capitalismo finanziario  ( basato sulla speculazione) e del ruolo delle banche.   Conseguenze tutt’ora in corso sono precarizzazione e  trasformazione delle modalità del lavoro,  disoccupazione e inoccupazione , crisi del welfare (politiche improntate al pareggio di bilancio),   perdita di potere contrattuale e di diritti per i  lavoratori, crescita della diseguaglianza ma anche enormi potenzialità tecnologiche   Le domande che insieme ci poniamo riguardano il rischio di una crescente obsolescenza e significato del lavoro umano, la difficoltà di controllo sulla tecnica, il ruolo dell’educazione in questi scenari.

Bibliografia essenziale

Economia e lavoro

  1. Gallino, Vite rinviate. Lo scandalo del lavoro precario, Laterza, Roma-Bari, 2014
  2. Piketty, Il capitale nel XXI secolo, Bompiani, Milano, 2014
  3. Varoufakis, E’ l’economia che cambia il mondo. Quando la disuguaglianza mette a rischio il nostro futuro, Rizzoli, Milano, 2013

 

INCONTRO N. 3

La terra, un pianeta predato: a due passi dal baratro ambientale

 a cura di Marina Medi e Marilena Salvarezza

L’ambiente naturale è sempre stato qualcosa da cui l’uomo ha dovuto difendersi o che ha sfruttato per realizzare le sue diverse forme di civiltà. Ma tra gli anni Settanta e Novanta è diventato sempre più chiara la necessità di un rovesciamento di prospettiva:  è  l’ambiente che deve essere difeso dalla nostra azione, se vogliamo sopravvivere.E’ diventato chiaro infatti che dallo sviluppo dell’industrializzazione il mondo cosiddetto sviluppato sta provocando danni irreversibili all’ambiente: da una parte l’esaurimento delle risorse (sia rinnovabili che non), dall’altra la dispersione di sostanze inquinanti e di rifiuti nell’aria, sulla terra e nell’acqua che provocano  effetti devastanti: dai cambiamenti climatici ai dissesti idrogeologici, dal buco nell’ozono alla crescita di malattia degenerative. L’ambiente naturale è sempre stato qualcosa da cui l’uomo ha dovuto difendersi o che ha sfruttato per realizzare le sue diverse forme di civiltà. Ma tra gli anni Settanta e Novanta è diventato sempre più chiara la necessità di un rovesciamento di prospettiva:  è  l’ambiente che deve essere difeso dalla nostra azione, se vogliamo sopravvivere. E’ diventato chiaro infatti che dallo sviluppo dell’industrializzazione il mondo cosiddetto sviluppato sta provocando danni irreversibili all’ambiente: da una parte l’esaurimento delle risorse (sia rinnovabili che non), dall’altra la dispersione di sostanze inquinanti e di rifiuti nell’aria, sulla terra e nell’acqua che provocano  effetti devastanti: dai cambiamenti climatici ai dissesti idrogeologici, dal buco nell’ozono alla crescita di malattia degenerative.E’ sotto accusa il modello di produzione e di consumo del mondo industrializzato. Ed è per questo che i poteri economici, ma anche la gente comune, resiste di fronte alla necessità di cambiare stili di vita o alla possibilità di accedere a quella dei paesi ricchi.Eppure le ricerche scientifiche in questo settore, rese possibili dalle tecnologie digitali (satelliti metereologici, possibilità di calcolo e di costruzione virtuale di possibili scenari futuri), esprimono molta preoccupazione per il futuro e invitano a prendere al più presto provvedimenti. La ricerca di tecnologie alternative e di forme di risparmio di energia e di materie prima sta cercando modi per rispondere al problema.  A livello politico l’Onu ha sviluppato un programma sull’ambiente (UNEP) e conferenze internazionali cercano di trovare accordi tra gli stati per contenere i problemi. Si riuscirà nell’intento? Si farà a tempo? Quali cambiamenti saranno necessari per non riservare solo a pochi un alto livello di consumi? 

E’ sotto accusa il modello di produzione e di consumo del mondo industrializzato. Ed è per questo che i poteri economici, ma anche la gente comune, resi ste di fronte alla necessità di cambiare stili di vita o alla possibilità di accedere a quella dei paesi ricchi. Eppure le ricerche scientifiche in questo settore, rese possibili dalle tecnologie digitali (satelliti metereologici, possibilità di calcolo e di costruzione virtuale di possibili scenari futuri), esprimono molta preoccupazione per il futuro e invitano a prendere al più presto provvedimenti.La ricerca di tecnologie alternative e di forme di risparmio di energia e di materie prima sta cercando modi per rispondere al problema.  A livello politico l’Onu ha sviluppato un programma sull’ambiente (UNEP) e conferenze internazionali cercano di trovare accordi tra gli stati per contenere i problemi. Si riuscirà nell’intento? Si farà a tempo? Quali cambiamenti saranno necessari per non riservare solo a pochi un alto livello di consumi? 

Bibliografia e sitografia

  1. Acot, Catastrofi climatiche e disastri sociali, Donzelli, Roma, 2007
  2. Behringer, Storia culturale del clima, Dall’Era glaciale al Riscaldamento globale, Bollati Boringhieri, Torino, 2013
  3. Bompan Emanuele , I.N. Brambilla, Che cos’è l’economia circolare, Edizioni Ambiente, Milano, 2016
  4. R. Brown, Un mondo al bivio.: come prevenire il collasso ambientale ed economico, Edizioni Ambiente, Milano 2011
  5. Caserini, A qualcuno piace caldo. Errori e leggende sul clima che cambia, Edizioni Ambiente, Milano, 2008
  6. Caserini, Il clima è (già) cambiato. 10 buone notizie sul cambiamento climatico, Edizioni Ambiente, Milano, 2016
  7. Liberti, Land grabbing: come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo, Minimumfax, Roma, 2011

Meadows Donella; Meadows Dennis; Randers Jorgen, I nuovi limiti dello sviluppo. La salute del pianeta nel terzo millennio, Mondadori, Milano 2006

  1. W. Moore, Ecologia-mondo e crisi del capitalismo. La fine della natura a buon mercato, Verona, Ombre Corte (collana Culture), 2015
  2. Perna, Eventi estremi. Come salvare il pianeta e noi stessi dalle tempeste climatiche e finanziarie, Altreconomia, Milano 2011
  3. Rynn, Senza alibi, Bollati Boringhieri, Torino, 2015
  4. Rockström, Grande mondo, piccolo pianeta. La prosperità entro i confini planetari, Edizioni Ambiente, Milano, 2016
  5. Sauper, L’incubo di Darwin. Un microcosmo in bilico, Libro + dvd Feltrinelli Real Cinema, 2004

http://www.clima2014.it/

http://www.climalteranti.it/info/

http://www.isprambiente.gov.it/it

www.unep.org/

 

INCONTRO N. 4

Il mondo globalizzato: i conflitti armati, la strategia del terrorismo, la crisi del diritto internazionale

A cura di Anna Di Sapio e Ester Prestini

 

Da sempre guardare come funziona la guerra vuol dire guardare come funziona il mondo, è una prospettiva privilegiata per capire le mutazioni politiche e giuridiche nel contesto internazionale.

Con il crollo del muro di Berlino nel 1989 viene meno il sistema bipolare, si entra in una fase di transizione che avrebbe dovuto far emergere un nuovo ordine internazionale.

Lo scenario attuale, caratterizzato dal processo di globalizzazione, dall’emergere di nuove potenze come Cina, India, Russia, Brasile, e da potenze regionali, mostra un sistema internazionale attraversato da numerose crepe politiche ed economiche,la difficoltà del diritto internazionale.

Nel corso degli ultimi venticinque anni la guerra ha assunto forme nuove ed eterogenee ; insieme alle forme sono cambiati anche  i principi di legittimazione  e le norme relative all’uso della forza nelle relazioni internazionali. Il rapido sviluppo tecnologico ha portato alla creazione di armi sempre più sofisticate e micidiali, come i “droni”.

In questo nuovo scenario irrompe il terrorismo, fenomeno globale, complesso e sfaccettato, tema molto presente nei media, mentre le guerre ricevono una copertura limitata e frammentaria.

Come risolvere il problema della governance mondiale? Come riformare l’Onu e le altre istituzioni internazionali? Come rispondere alle sfide poste dall’accumulazione di potere e di capitale da parte di soggetti privati? Quale il ruolo di cittadini, di associazioni, di Organizzazioni non governative?

 

Bibliografia

 

Frank Tétart, Il mondo nel 2016 in 200 mappe. Atlante di geopolitica, LEG, Gorizia, 2015

Amaël Cattaruzza, Le guerre contemporanee in 100 mappe, LEG, Gorizia, 2016

Alessandro Colombo, La grande trasformazione della guerra contemporanea, Fondazione Feltrinelli, Milano, 2015, epub

Franco Cardini, L’ipocrisia dell’Occidente. Il Califfo, il terrore e la storia, Laterza Editore, Bari-Roma 2015

Franco Cardini, L’Islam è una minaccia. Falso, Laterza, Bari-Roma 2016

Georges Corm, Contro il conflitto di civiltà. Sul “ritorno del religioso” nei conflitti contemporanei del Medio Oriente, Guerini e Associati, Milano 2016

Georges Corm, Storia del Medio Oriente, Jaca Book, Milano 2009

Noam Chomsky, Terrorismo occidentale, Ponte alle Grazie, Firenze 2015

Guerre d’Arabia, Rivista di Aspenia Institute n. 72. 2016

Chi ha paura del Califfo, Limes, Rivista italiana di geopolitica n. 3 marzo 2015

Stéphane Hessel, Albert Jacquart, Esigete un disarmo nucleare totale, Ediesse, Roma 2014

  1. Collot, N. Lozito, F. Petroni, P. Ventimiglia, La guerra dei droni, iMerica 2014, epub

Zerocalcare, Kobane calling, Bao Publishing 2016

Cecilia Tosi, Il terrorismo spiegato ai ragazzi. Jihad? Al Qaida? Califfato? Aiutiamo i nostri giovani a capire, Imprimatur, Reggio Emilia 2016

 

INCONTRO N.5

 Le scelte dell’Europa di fronte alla crisi di governance mondiale

A cura di Cristina Cocilovo e Antonella Olivieri

Dopo i tentativi del passato, dal Sacro romano impero in poi, di riunificare il continente europeo almeno nella sua parte occidentale, la UE per la prima volta nella storia ha creato un’area di democrazia  e pace all’interno di un continente lacerato quasi ogni secolo da guerre.

Dal secondo dopoguerra ha saputo gestire i principi di democrazia e tutela dei suoi cittadini fino alle crisi del 1971-’73 e del 1989 -’92. Dopo la fine della guerra fredda ha incluso la ex DDR e poi i paesi dell’ex area sovietica.

La crisi del 2008 ha messo a nudo una serie di mancanze che stanno incrinando la solidità della costruzione europea con il desiderio diffuso di ritornare alla discussa istituzione dello stato nazionale.  In uno scenario globale e multipolare, caratterizzato da forti disuguaglianze e dallo strapotere della finanza, le scelte europee sono sempre più affannose.

La crisi della Grecia e la Brexit sono forse le manifestazioni più note all’opinione pubblica del precipitare della crisi identitaria dell’Europa.

Quali prospettive si aprono all’interno delle istituzioni europee e in relazione alle scelte degli altri protagonisti mondiali?

Lo scandire incalzante e a volte imprevedibile degli eventi impedisce di avere previsioni di media durata per quanto riguarda il futuro. Molto dipenderà dalla situazione globale, dal prevalere o meno di interessi dei singoli paesi europei, dalle scelte dell’elettorato, angosciato da squilibri continui che intaccano i diritti acquisiti sia politici che del Welfare e lusingato dalla propaganda dei partiti neo nazionalisti, dalla gestione del fenomeno migratorio.

La fragilità della costruzione europea appare purtroppo in tutta la sua evidenza.

Le grandi conquiste della UE, ossia l’affermazione dello stato democratico e del rispetto dei diritti civili e umani, anche attraverso l’istituzione del welfare come criterio per ridurre le  diseguaglianze fra cittadini, sono dunque messe a dura prova in questa fase storica.

 

Bibliografia e sitografia

La  battaglia contro l’Europa. Come un’elite ha preso in ostaggio un continente, Thomas Fazi e Guido Iodice, ed. Fazi

Tony Juett, Guasto è il mondo, ed. Laterza

Non passo lo straniero? La politica migratoria tra sovranità nazionale e diritti umani, Maurizio Ambrosini, Ed. Cittadella, Assisi 2014

Ulrich Beck, La crisi dell’Europa, Il Mulino, Bologna, 2012

Daniel Cohen, Esiste un modello sociale europeo?  [in Tre lezioni sulla società postindustriale, Garzanti, Milano, 2007]

F.Foccardi e B.Groppo, L’Europa e le sue memorie – Politiche e culture del ricordo dopo il 1989,  Viella, Roma 2013

Luciano Gallino, La lotta di classe dopo la lotta di classe, Editori Laterza, Bari 2012

Luciano Gallino, Il colpo di Stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa, Einaudi, Torino, 2013

Jürghen Habermas, Questa Europa è in crisi, Laterza, Roma-Bari,2012

Eric J. Hobsbawn,  La fine dello stato, Rizzoli, Milano, 2007

Alberto Martinelli, Mal di nazione. Contro la deriva populista, Un.Bocconi, Milano 2013

Alberto Martinelli, La modernizzazione, Laterza, Bari 2010

G.Enrico Rusconi, Se cessiamo di essere una nazione, Il Mulino,Bologna,1993

Sitografia

 

INCONTRO N.6

La società “globalizzata”: crisi delle rappresentanze sociali, egoismi individuali, nuovi movimenti.

A cura di  Massimiliano Lepratti e Pina Sardella

Nel corso della storia dell’umanità non esiste un periodo in cui le “scoperte” e le acquisizioni siano state – oltre che radicali e profonde – così accelerate come in questi ultimi nostri decenni. Il risultato è una progressiva trasformazione della società quale era andata definendosi e costruendo nel Novecento. La crisi di questo modello oggi ci pone di fronte a un cambiamento epocale (da “fine dell’impero”) anche nei  comportamenti individuali e collettivi. Dalla “partecipazione” si sta passando all’individualizzazione estrema; alla solitudine di ogni singolo in una società globalizzata  sempre più di fatto “interculturale” per i processi migratori in atto.

Storicizziamo questo percorso.

I tre cardini della rappresentanza sociale (i partiti di massa, i sindacati, la Chiesa nei Paesi cattolici) hanno seguito destini simili ai sistemi socio economici in cui hanno agito. Sistemi basati sulla dimensione nazionale (monolinguistica, territorialmente limitata, religiosamente omogenea), sul modo di produzione fordista (segnato dalla forte rigidità dei ruoli in qualunque ambito), su un accesso limitato a informazioni tendenzialmente centralizzate hanno ricevuto una prima forte scossa alla fine degli anni ‘60, e hanno conosciuto la vera e profonda crisi con gli anni ‘90.

Da questo decennio in poi tre fattori hanno agito come potenti disgregatori della tradizione: la caduta del muro di Berlino rispetto ai partiti e agli equilibri internazionali, la globalizzazione economica, il toyotisimo e la precarizzazione del lavoro rispetto ai sindacati, l’avvento di internet rispetto ai sistemi informativi e culturali.

La crisi di cui sopra e le evoluzioni del consumismo stanno proponendo una mescolanza di ingredienti progressisti e individualisti entro cui la società tutta e la sua parte più giovane in particolare prosegue la ricerca di nuovi modi di riaggregazione

Esempi: il movimento di Genova e di Seattle, i nuovi Movimenti contadini (Via Campesina),  i partiti Pirata e 5 stelle, i movimenti ecologisti, Communia e il dibattito sui “beni comuni”,  l’attenzione a consumi e risparmi responsabili  (i GAS in Italia) .

Bibliografia essenziale

  1. Revelli, Finale di partito, Einaudi , Torino, 2013
  2. Magri, Il sarto di Ulm, Il saggiatore, Milano, 2009
  3. Hobsbawm, Il secolo breve (in particolare il capitolo XI), BUR, Milano, 1994
  4. Ginsborg, Storia d’Italia dal Dopoguerra ad oggi, Einaudi, Torino, 1989 e 1996
  5. Sai, Vento dell’Est. Toyotismo, lavoro, democrazia,Ediesse, Roma, 2015

 

INCONTRO N.7

L’era del digitale: una rivoluzione culturale?

 

A  cura di Silvana Citterio e Marina Medi

 

Negli ultimi trent’anni, le scoperte scientifiche e le innovazioni  tecniche legate allo sviluppo dell’informatica e dell’elettronica  si sono succedute a un ritmo vertiginoso e hanno introdotto trasformazioni così rivoluzionarie da portarci in una nuova epoca: l’età digitale. (Dall’inglese binar digital , da cui bit = sistema binario di cifratura:0,1, a sua volta derivato dal latino digitus = cifra.)

La duttilità e l’economicità delle tecnologie digitali ne hanno favorito la rapida utilizzazione in ogni campo e, come un volano, hanno portato a grandi cambiamenti  nell’economia, nella società, nella cultura, nella vita quotidiana. Per chi è nato a cavallo del Duemila un mondo senza digitale non è neppure immaginabile, mentre le generazioni precedenti  fanno fatica a convivere con i cambiamenti  imposti dalle TIC.

Nel campo dell’informazione e della trasmissione delle conoscenze si sta passando da una società, basata sulla scrittura e sulla stampa, che ha consentito con “memorie esterne”  lo sviluppo dei saperi disciplinari, ad una società in cui “l’alfabeto digitale”,  attraverso la traduzione in bit  di linguaggi diversi (musica, parole, immagini) costruisce un nuovo codice e, permettendo l’accesso immediato a un’infinità di dati e di contatti,  suggerisce un modo di pensare non lineare e chiuso, ma ipertestuale, multimediale e aperto.  
Tuttavia, agli enormi vantaggi offerti dalle tecnologie digitali e alle loro ulteriori potenzialità, si affiancano  una serie di problemi. Per esempio:  lo sviluppo scientifico, che ha portato a nuove frontiere nel campo della biologia, della medicina o della cosmologia, pone grandi quesiti etici rispetto al rapporto Vita/Morte e Uomo/Dio.  La quantità, la rapidità e il libero accesso alle informazioni pongono il problema di chi controlla i motori di ricerca e di come vengano determinati criteri e mappe per la selezione dei dati. E ancora, in una rete gratuita ma customer oriented, con pubblicità mirata alle esigenze del singolo, quale tutela per la privacy e la sfera del privato? E in quale modo le relazioni interpersonali si giocano nel mondo virtuale dei social? E, per quanto attiene all’ambito della formazione, come può la Scuola, un sistema istituito dagli stati nazionali e strutturato sulla cultura del libro, far fronte ai bisogni educativi dell’epoca che si sta aprendo e di quelli che vengono chiamati  “nativi digitali”? Quali accorgimenti e strategie per gli insegnanti che si trovano, loro cresciuti nell’epoca passata, a dover formare dei giovani che sono “nativi digitali”?

 

Bibliografia essenziale

 A.M. e Ferri P., La sfida dei nativi digitali, in http://www.educationduepuntozero.it/speciali/pdf/speciale_marzo2013_1.pdf

Detti T. – Lauricella G., Le origini di Internet, Bruno Mondadori, Pearson Italia, Milano-Torino, 2013
Hassan C., Rete e democrazia. Politica, informazione e istruzione, Marsilio, Venezia, 2010

Lotito G., Emigranti digitali. Origini e futuro della società dell’informazione dal 3.000 a.C. al 2025 d.C. , Bruno Mondadori, Milano, 2008

Orban C., La società della rete. Nuove idee per l’uomo del futuro, Hoepli, Milano, 2015

Riotta G., Il web ci rende liberi? Politica e vita quotidiana nel mondo digitale, Einaudi, Torino 2013

http://avanguardieeducative.indire.it 

https://it.wikipedia.org/wiki/Scratch_(informatica)

http://www.mondodigitale.org