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Il re ombra. Hirut, Aster e le altre nella guerra italo-etiope

anna di sapio

Il romanzo di Maaza Mengiste Il re ombra inizia e finisce alla stazione dei treni di Addis Abeba nel 1974 ma il grosso del racconto si svolge alla vigilia e durante la guerra italo-etiope del 1935 e racconta la resistenza del popolo etiope.

La giovane Hirut dopo la morte dei suoi genitori viene accolta come serva nella casa del nobile Kidane e di sua moglie l’elegante Aster. Quando gli italiani invadono l’Etiopia Kidane inizia a reclutare un suo esercito che andrà ad unirsi all’esercito dell’imperatore Haile Selassie per affrontare l’esercito italiano (che schiera anche gli ascari, combattenti eritrei arruolati nell’esercito italiano) più moderno e molto meglio equipaggiato.

Kidane, Aster e Hirut abbandonano quindi la proprietà, con Kidane che guida le sue truppe mentre Aster, Hirut e le altre donne vengono incaricate di prendersi cura dei soldati feriti. Ma le donne rifiuteranno di rassegnarsi a un ruolo passivo, imbracceranno il fucile e combatteranno al fianco degli uomini.

Dopo la disfatta di Mai Ceu e il massacro sul lago Ascianghi (1936) l’imperatore lascia il paese, parte in esilio con la propria famiglia nel Regno Unito, ma la resistenza degli etiopi non si ferma e quando la volontà dei combattenti vacilla a causa dell’assenza del loro capo supremo sarà Hirut ad avere un’idea brillante per risollevare il morale dei combattenti: prenderà un contadino che somiglia all’imperatore e gli farà recitare il ruolo di Haile Selassie, lo trasformerà nel Re ombra.

Il romanzo presenta personaggi indimenticabili, come Hirut, vulnerabile ma decisa a non pensare a se stessa come una vittima: “Lei è Hirut, figlia di Fasil e Getey, temuta guardiana del Re Ombra” scrive Mengiste “e non ha più paura di cosa possono fare gli uomini a donne come lei”. Perché le donne oltre a combattere contro gli invasori italiani devono anche resistere al patriarcato delle società etiope per riacquistare una propria soggettività.

Molti i personaggi del campo etiope oltre a Hirut, Aster e Kidane, tra gli irriducibili combattenti etiopi troviamo Aklilu, Seifu, l’affascinante e sensuale Fifi, spia etiope che carpisce i segreti dei nemici lavorando come prostituta per gli italiani, e poi la cuoca e molti altri.

Nella base italiana, costruita su un terrazzamento a strapiombo sulla valle, troviamo Carlo Fucelli, sadico colonnello che ordina ad Ettore Navarra di fotografare i prigionieri etiopi mentre vengono gettati da una scogliera verso la morte: “Si rovesciano oltre il bordo come se scivolassero sott’acqua, annegando e sollevandosi in aria, girando tra un sogno estatico e un incubo paralizzante”. Accanto agli italiani combattono gli ascari, truppe coloniali indigene.

Personaggi etiopi ed italiani, che Mengiste descrive nella loro complessità. Come abbiamo visto i punti di vista sono molteplici, i personaggi non sono mai “buoni e cattivi” ma presentano varie sfaccettature e contraddizioni.

Kidane, carismatico leader etiope è anche un uomo prevaricatore che abusa a più riprese di Hirut. “Il campo di battaglia è il mio stesso corpo” dice Hirut. Navarra di famiglia ebraica cui il padre ha insegnato ad essere un uomo libero, nel corso della guerra diventa complice delle atrocità. Fucelli, crudele e brutale cerca di proteggere Navarra che in quanto ebreo dovrebbe essere denunciato, dimostra quindi di avere una sua etica mentre Navarra ha perso la sua.

Complessa l’architettura del romanzo che tiene insieme diversi piani narrativi: c’è un Prologo seguito da tre Libri e un Epilogo, ma la narrazione è intervallata dal Coro, dalle Foto e dagli Interludi, questi ultimi dedicati all’imperatore esule in Gran Bretagna, mentre il Coro ha la funzione di ragionare, aggiungere o contestare gli avvenimenti appena narrati, e le Foto sono le descrizioni di fotografie scattate in alcuni momenti della narrazione.

La complessa architettura del romanzo, che tiene insieme diversi livelli narrativi e interseca le vicende personali alla storia, può rendere faticosa la lettura. In ogni caso è un libro bellissimo che richiede tempo e concentrazione.

Il re ombra è un romanzo storico ma anche epico e lirico, la narrazione di Mengiste è così forte che avvolge il lettore e lo trasporta su quelle alture dove si combatte, ma allo stesso tempo può anche ferire, mettere in discussione, interpellare in particolare il lettore italiano erede di quel passato coloniale. Un libro complesso, di ampio respiro, che si muove su più piani, visivi e sonori.

Ma soprattutto Il re ombra è un romanzo sulle donne etiopi, sul loro apporto alla resistenza contro l’aggressione fascista, mentre nella narrazione storica la presenza e la forza delle donne vengono costantemente cancellate, dimenticate.

Maaza Mengiste è nata a Addis Abeba e risiede a New York. Fulbright Scholar e docente di scrittura al Queens College nel 2007 è stata nominata New Literary Idol dal “New York Magazine” e nel 2020 ha ricevuto un Award in Literature dall’American Academy of Arts and Letters. È autrice di Lo sguardo del leone (Neri Pozza 2010), Il re ombra, pubblicato in Italia nel 2021, ha richiesto dieci anni di ricerche sulla guerra fascista di conquista del 1935 e la resistenza degli etiopi. Il romanzo è risultato finalista al Book Price del 2020 e vincitore del premio The Bridge 2019 per la narrativa.

Sul suo sito https://www.maazamengiste.com ha lanciato il progetto Project 3541 dove vengono raccolte foto e documenti di chi ha preso parte alla guerra tra Etiopia e Italia, comprese le immagini della collezione privata della scrittrice.

Maaza Mengiste, Il re ombra, Einaudi, Torino 2021 (titolo originale The Shadow King, traduzione di Anna Nadotti)